Raffaele Crovi - Biografia
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In tutta l'opera di Crovi (di cui il volume La Convivenza è il manifesto esistenziale e culturale), la parola convivenza significa vivere, agire-conoscere-comunicare, condividere l'esperienza con gli altri, incarnarsi negli altri; l'essere equivale al convivere e i romanzi La valle dei cavalieri, La parola ai figli, Il santo peccatore, L'indagine di via Rapallo, Appennino e Cameo costituiscono quello che può essere definito il «ciclo della convivenza».


La cultura del cibo è uno dei temi esplorati da Crovi esplicitamente in vari capitoli dei volumi I luoghi della vita e Piaceri. È comunque presente in molte pagine dei suoi libri. La Poesia Cibo raccolta, in Pianeta Terra, dice:
Si sta a tavola
per fare festa
con l'odore
per nutrire
di sapore i sentimenti,
per tessere in testa,
con il calore
del cibo, una favola.
E il protagonista del racconto Peccati di gola, inserito nel volume Amore di domenica chiede a Dio di premiarlo non col Paradiso ma col Purgatorio: «Mi preoccupa», confessa, «l'idea che in Paradiso la totale beatitudine ci sottragga anche la sensazione dei sapori e degli odori di cui io spero di continuare a godere anche dopo la morte, perché gli odori e i sapori generano i ricordi e, dunque, rigenerano i sentimenti».


All'inizio del romanzo La valle dei cavalieri il protagonista dice a proposito di se stesso: «Sono stato educato dai colori registrati dai miei occhi, dai rumori che mi hanno suggerito movimenti d'allerta e di quiete, dal fiuto per gli odori e i pericoli, dall'abitudine a stabilire il buono e il cattivo più attraverso gli assaggi che attraverso le opinioni - attraverso le varianti di tatto nate dalle voglie o proposte dai desideri». La conoscenza è, per Crovi, innanzitutto conoscenza corporale; Il corpo umano s'intitola la poesia centrale della raccolta L'utopia del Natale e al tema del corpo sono dedicate ben tre meditazioni critiche raccolte ne L'ippogrifo della lettura. Il protagonista del romanzo Il santo Peccatore ricorda poi che la comunicazione evangelica, nei comportamenti del Cristo e nelle parabole, è «corporale».


«L'eros», dice l'io narrante del romanzo La valle dei cavalieri, «nutre il corpo, la mente e il cuore.» E tutte le opere narrative e poetiche di Raffaele Crovi affrontano il tema dell'eros come nutrimento della vita e dell'immaginazione, dell'esperienza e della conoscenza, del piacere e del pensiero. In una breve poesia inserita in Pianeta Terra si legge:
L'appettito sessuale
è fantasia morale.


Al tema della fede è dedicata una sequenza nel volume-intervista I luoghi della vita; vi si legge: «La definizione per me più propria non è quella di cattolico, ma quella di cristiano in comunicazione anche con la chiesa di Roma, perché ci sono cattolici che non sono cristiani nel senso che delle tre virtù teologali onorano la fede e la speranza ma non la carità; io sono poi, per il dialogo interreligioso e per il dialogo tra fede e cultura, in linea con sant'Agostino che dice "la fede o è pensata o non è". Credo nella Creazione e nell'Evoluzione: credo nell'energia evolutiva che il Creatore ha dato alla Natura».
Dice uno dei personaggi del romanzo L'indagine di via Rapallo: «La fede la si ha gratis e nessuno te la può sottrarre. Inoltre è una cosa che si può spartire senza che si dimezzi, senza che perda la sua consistenza». E ne La parola ai figli Crovi scrive che la fede è fedeltà, la fede è speranza, che pregare è sperare, che, come ha affermato Dante, la fede è sostanza di cose sperate e che, citando Maritain, la migliore preghiera è fatta da chi ignora di pregare.
Un amico del protagonista del romanzo Il santo peccatore afferma che:
Il silenzio che consola e guarisce
è la preghiera che il cuore preferisce.


In una delle poesie giovanili, L'ippogrifo, scritte in dialetto reggiano a diciassette anni e raccolte solo nel 2004 in volume (Linea Bassa), Crovi mette in luce la compresenza nella parola dialettale lèber di due significati: libro e libero. In tutte le opere di Raffaele Crovi lettura-libertà-fantasia-conoscenza sono legate da rapporti strettissimi. Un suo libro di saggi sulla letteratura e la società s'intitola esplicitamente L'ippogrifo della lettura.


In principio era il Verbo dice il Vangelo. In principio è la Parola contrappunta Crovi: la parola è strumento di dialogo, genera e modella la realtà. È sintomatico che alcuni suoi libri orchestrino i propri titoli attorno alla parola parola: Le parole del padre, La parola ai figli, Parabola (lettura del Vangelo di Luca integrata da Parabole croviane sulla convivenza e il dialogo), Parole incrociate (sulla catena molecolare lettura-scrittura-letteratura-cultura). Una delle filastrocche della raccolta di fiabe in prosa e in versi I fratelli peste s'intitola Parole e vi si leggono questi versi:
Le parole, pensava Mino
aiutano ad esplorare...
le parole servono a decifrare sogni, avventure, ricordi...
l'avventura più affascinante
che è quella di raccontare
il conoscere, il fare e il pensare.


Il potere per i personaggi di Crovi coincide spesso con l'alienazione, la corruzione individuale e sociale. All'alienazione del potere Raffaele Crovi ha dedicato varie pagine dei suoi libri e alcune poesie: in particolare sviluppano l'argomento i suoi romanzi Il Franco tiratore (sul potere politico), La corsa del topo (sul potere industriale), Il mondo nudo (sul potere militare) e Il santo peccatore (sul potere mediatico).


Nel volume di poesie Parole di passo, che raccoglie la voce di «trentatré poeti per il terzo Millennio» (Aragno, 2003) Raffaele Crovi scrive questa dichiarazione di poetica: «Sono nipote di contadini, ma amo la parola terra non solo perché indica lo spazio dove i miei nonni hanno lavorato: la parola terra è per me una parola emblematica ed insieme protettiva.
I comportamenti terra-terra, fisici e verbali, derivano da un progetto (e un sentimento) di umiltà che considero formativo; stare con i piedi per terra è un imperativo di consapevolezza, realismo, concretezza a cui cerco di attenermi; volare rasoterra esprime bene un'idea di progettualità non visionaria che condivido; rischiare di finire con il culo per terra non mi spaventa, mi dà anzi la garanzia di un approdo. Terra! Terra! Gridano i marinai in cerca di un luogo per scampare dalle tempeste o di un luogo dove cambiare vita.
La Terra è anche un corpo celeste, ma la mia Terra è l'habitat che accoglie uomini, animali e vegetali, la superficie delle esplorazioni quotidiane.
Mi piace ciò che è terrestre, perché è quell che vedo, tocco, sento; e con ogni realtà terragna ho empatia.
Pianeta Terra si intitola una mia raccolta di poesie, che descrive l'itinerario delle mie avventure fisiche e mentali e presenta e decifra il vocabolario della mia vita; e teologia della terra è stato definito da Ezio Raimondi il centro d'irradiazione etico-linguistica della mia immaginazione letteraria».


Scrive Crovi in una nota di L'utopia del Natale: "Utopia è per me metafora di progetto alternativo realizzabile, di realtà dell'immaginario, di passato reale e futuro possibile, di ideale raggiungibile". Utopia è in Crovi sinonimo di cambiamento, metamorfosi, legame tra il morire e il rinascere biologico e storico (di cui Cristo è simbolo, simbolo della morte e della resurrezione, dell'incarnazione nella Storia e della riconsacrazione della Storia).